Dieci giorni prima di Natale, cinquant' anni fa, Chet Baker lasciò il carcere di San Giorgio a Lucca dopo avervi trascorso un anno, quattro mesi e dieci giorni. Oriana Fallaci si intenerì per quel musicista: «suona la tromba che a momenti sembra un inno al Signore»; accusò i giudici, scrisse un appello al ministro dell' Interno, pubblicò sull' Europeo un' intervista intitolata alla toscana «Dove andrai Bakerre?». Chesney Henry Baker era nato in Oklahoma il 23 dicembre 1929 ma, da bambino, si trasferì in California con la famiglia. Alloggiava con la terza moglie, l' ex ballerina Carol Jackson, in un piccolo albergo ai Parioli e girava su un' Alfa Romeo, sempre in cerca di danaro per ogni tipo di droga. Una fine rimasta misteriosa: salto, caduta o spinta? Si esibì al festival jazz di Fregene e in case private, in club e night club. Appena libero, lui andò a Roma e il 15 gennaio ' 62 registrò in sestetto per la Rca l' album «Chet Is Back». Nel ' 53 i lettori della rivista «DownBeat» lo votarono già migliore trombettista degli Stati Uniti davanti a Dizzy Gillespie e Miles Davis. Ma nessuna città gli fu più congeniale di Roma dove aveva debuttato al Teatro Eliseo, nel gennaio ' 56, durante la prima tournée europea. Quando il padre gli regalò una tromba, si aggregò alla banda della scuola. Nel ' 52, mentre il quartetto di Gerry Mulligan registrava il suo primo disco, qualcuno si accorse che mancava una «ballad»; Chet Baker tirò fuori quel brano sconosciuto da un musical anni Trenta di Rodgers & Hart, lo reinventò e ne fece il suo classico per eccellenza. Nell' estate dell' anno precedente, impegnato in Versilia per la stagione della «Bussola», era stato sorpreso a iniettarsi eroina nella toilette di una stazione di benzina. Ai funerali, in California, lo piansero trenta persone oltre alla moglie, ai tre figli, alla madre e all' ultima amante. Il processo appassionò l' opinione pubblica. Non gli erano bastati tre quarti d' ora per trovare una vena. La sua vita di «bello e dannato» fu un disperato girovagare da Parigi a Berlino, da Londra a New York. Prese per mano il jazz e lo fece cantare. Cinecittà lo chiamò per le colonne sonore di maestri come Piero Umiliani, Armando Trovajoli e Piero Piccioni. Nel film «Urlatori alla sbarra» di Lucio Fulci, accettò più per soldi che per vocazione di interpretare un trombettista anonimo, l' Americano: il suo personaggio, catapultato fra gli scatenati musicarelli in blue jeans, si addormenta dappertutto, nella vasca da bagno, in ascensore, sotto il divano; alla fine, sdraiato sotto un pino a Villa Borghese, si sveglia e canta a una bella brunetta un motivo famoso di Umberto Bindi, la voce così intima come un sussurro all' orecchio: «Arrivederci, our sunny days have gone...». L' addio fu una «long version» di «My funny Valentine»: oltre nove minuti di tenerezza melodiosa e pathos straziante, romanticismo selvaggio e fragile innocenza. Intanto Mina e Adriano Celentano imbracciano le chitarre, Elke Sommer e Joe Sentieri si sbaciucchiano fra i cespugli. Bruce Weber riprese la scena in «Let' s get lost», il documentario su Chet Baker. In prigione perfezionò il suo italiano, suonò per gli altri detenuti dalla richiestissima «Tintarella di luna» alla gershwiniana «Someone To Watch Over Me», e compose trentadue canzoni. A giugno tornò nello studio di via Tiburtina per un Ep di quattro sue canzoni, arrangiate da Ennio Morricone che dirigeva la «band»: «Chetty' s Lullaby», «Motivo su raggio di luna», «Il mio domani»; il quarto brano, «So che ti perderò», è il titolo dell' omaggio che Nuova Consonanza dedica al trombettista, campione del «cool jazz», all' Accademia Americana di Villa Aurelia al Gianicolo (domani, ore 20), per la Festa d' Autunno: un monologo con musica dal testo «Piano Chet» di Claudia Cappellini; arrangiamento di Ennio Morricone; Sandra Del Maro voce e ideazione; Andrea Mancianti live electronics; Antonello Sorrentino tromba; Nicola Bassan contrabbasso. L' ultimo ingaggio romano fu nel gennaio 1988 al Music Inn, dove ebbe carta bianca per suonare quando, come e con chi voleva. Il 28 aprile aveva tenuto ad Hannover l' ultimo concerto. Grazie alla buona condotta aveva ottenuto uno sconto di pena. Lo stesso anno, venerdì 13 maggio alle tre di mattina, fu trovato morto sul marciapiede dell' hotel Prins Hendrik di Amsterdam dove aveva una camera al terzo piano. Pietro Lanzara RIPRODUZIONE RISERVATA
Источник: Corriere della Sera